Cosa dovrei giudicare?

In quest'ultimo periodo mi è capitato di leggere tanto e anche di recuperare libri che avevo accantonato per un po' perché mi avevano dato a noia o semplicemente non avevano catturato il mio interesse.

Quando poi ho terminato i due volumi messi da parte, mi sono resa conto che non mi avevano lasciato niente. Intendo dire che non contenevano alcun messaggio, alcuna emozione, alcun colpo di scena, nessuna sorpresa, nessuna voglia di consigliarli, e tantomeno di recensirli.

Quel che mi ha amareggiato di più è stato notare che questi due libri fossero scritti veramente bene. Cioé, dal punto di vista linguistico e stilistico erano impeccabili non c'era neanche una virgola storta, per intenderci ma erano del tutto privi di trama, ovvero la storia era sciatta, banale, prevedibile, poco convincente, per nulla interessante.

Da blogger mi spiace dover ammettere che un libro non mi sia piaciuto perché non mi ha catturato, non mi ha tenuto incollata alle pagine, anzi... mi ha costretto a fermarmi più volte, perché ero completamente disinteressata a concluderli.

Ho avuto la forte sensazione che queste due scrittrici perché si tratta di donne nel redigere questi volumi si siano preoccupate principalmente di scriverli bene, cioé di dimostrare di essere brave, di saper scrivere, di usare un linguaggio forbito, di poter usare espressioni diverse, variegate, colorite e colorate, insomma di potersi vendere al meglio, ma non hanno pensato alla storia in sé, ovvero a ciò che dovevano raccontare (e che non hanno raccontato sul serio).

A questo punto, mi sono posta una domanda, che rivolgo anche a tutti voi: si acquista un libro per sapere quanto scrive bene lo scrittore/scrittrice di turno o perché si è attratti dalla trama, si vuole leggere la storia, anzi... si vuole proprio una storia?

Si spendono soldi per la storia, no? Non certo per appurare che chi scrive abbia un linguaggio forbito o sia un letterato o abbia un uso della Lingua formidabile.

Ebbene, qua si dimentica un concetto fondamentale: all'interno di un libro deve essere contenuta una storia. 

È chiaro e sottinteso che un libro debba essere scritto bene, ma se manca una storia convincente, una trama attraente, in pratica, manca la cosa fondamentale, ovvero il motivo principale per il quale lo si compra.

A volte in certi lavori, persino pubblicati da case editrici, si notano dei refusi o magari delle incongruenze che siano piccole, però! dove, però, le storie ci sono e offrono qualcosa, trasmettono dei sentimenti, coinvolgono e convincono, permettono di divorare le pagine e, arrivati alla fine, se ne vuole di più.

Eppure, se la storia non c'è, cosa si fa? Cosa si giudica?

In questi casi sono costretta a non recensire. Perché, dopo l'acquisto di un libro si deve recensire la storia. Ma se la storia non c'era, cosa si deve dire? Che chi l'ha scritta, conosce benissimo l'Italiano? Che chi scrive, lo sa fare veramente? E dunque, quale sarebbe il motivo per il quale ho acquistato il libro? Appurare questo? Non direi.

Mi rendo conto che, negli ultimi anni, manchi la fantasia degli autori. In pratica, non c'è inventiva, non c'è creatività, non si sa cosa scrivere. Non si riesce a creare una trama che contenga tutti quegli elementi che la rendono appetibile: immaginazione sulla storia, sorprese nel corso della stessa, intreccio narrativo, colpi di scena, finale che faccia sognare o desiderare di volerne ancora.

Mi è capitato di notare persino due libri, pubblicati da case editrici importanti, e scritti da autrici straniere molto conosciute, con trame molto simili. Almeno l'incipit era lo stesso.

Allora, mi chiedo e vi chiedo: perché non c'è più fantasia? Perché non si riesce più a sognare e a far sognare?

Chi sa rispondere?


Tiziana Iaccarino.

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