“Le cose che ci salvano” è il secondo romanzo che leggo della scrittrice Lorenza Gentile.
Ho avuto la fortuna di incontrarla nel corso della presentazione letteraria di un altro romanzo così, avendone scoperto le doti, ho deciso di leggere i libri che aveva già pubblicato.
Questa storia, a differenza della prima che ho letto – dal titolo “Tutto il bello che ci aspetta” - è meno incalzante di ciò che mi aspettassi. Se in precedenza ero stata completamente catturata dalla trama e dalla protagonista dell'altro romanzo, con questo mi sono ritrovata nel mondo un po' strambo di Gea, che è una ragazza sui generis, molto diversa dalle giovani di oggi, anche se molto in gamba e molto sorprendente, allo stesso tempo, con il suo lavoro da tuttofare con il quale crea, aggiusta, se la cava, campa, si arrangia, si districa, portando avanti quella che chiama economia di quartiere, con pochi soldi e molto baratto. Lei ci sorprende così, in una maniera che non ci aspetteremmo per niente.
GEA, UNA PROTAGONISTA DIVERSA DALLE ALTRE.
Gea è una ragazza semplice, come dicevo, ma anche fragile e sola, diversa perché ha avuto una famiglia “diversa”, se così possiamo definirla, con dei genitori che non erano per niente ordinari. Erano persone che hanno hanno cresciuto i due figli – Gea e Andrea – in modo spartano, in mezzo al bosco, cercando di cavarsela, di adattarsi, di vivere con poco, di arrangiarsi, di trovare sempre una soluzione a tutto e soprattutto di non aspettarsi nulla da nessuno, e soprattutto nulla in grado di salvarli dalla grande illusione che offre il denaro, il consumismo, la società del nostro tempo. Una società alla deriva. Una società che spreca, che vive male, che distrugge, che non salva nessuno. Così Gea, proprio come suo fratello, deve imparare a salvarsi da sola, da qualunque cosa, da qualunque gravità, da qualunque disastro, da qualunque evento anche naturale che può accadere.
Gea è stata cresciuta in questo maniera. Lei è stata abituata a cavarsela e, in effetti, ci riesce per quanto abbia un sogno che si chiama “nuovo mondo”, un negozietto che viene venduto all'asta perché è andato in fallimento. Gli abitanti del quartiere, proprio come lei, non sono disposti a lasciar andare i tempi che furono, così si prodigano ad aiutarla. C'è solo un modo per farlo, ovvero l'offerta di un acquirente o i soldi per acquistare l'attività con una colletta o un'iniziativa comune in grado di farla ripartire con la passione di chi vuole ricreare un luogo in cui gentilezza e umanità si incontravano di nuovo.
Gea così si mette in moto anche grazie all'aiuto di persone amiche che, proprio come lei, non sono pronte ad affrontare un mondo che impone loro continui e radicali cambiamenti in una società senza calore e senza colore. E Gea se la cava, in qualche modo. Lei ce la può fare, come tutti quelli che lo vogliono veramente, in fin dei conti.UN ROMANZO FORTE E DOLOROSO.
Questo romanzo è forte e doloroso, allo stesso tempo, perché racconta la solitudine dell'essere umano, la sua incapacità ad adattarsi all'ambiente che lo circonda e la sua voglia di rivalsa. Eppure, quanto può essere difficile stare al passo con i tempi? Quanto può essere articolato il suo cammino in un mondo che sente non appartenergli per niente e nel quale non si rispecchia? Cosa dobbiamo fare per riscattare la nostra esistenza, per farci notare, per dimostrare agli altri che esistiamo e siamo persone capaci in qualche cosa? Perché, alla fine dei conti, esistiamo e dobbiamo accettarlo e dimostrarlo anche agli altri, anche quando non ne abbiamo voglia.
LA MIA VALUTAZIONE








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